Una breve storia della tradizione Ogdoatica dell'Ordine Aurum Solis
I simboli principali della Tradizione Ogdoatica sono la Forma Quintuplice della Casa del Sacrificio e la Stella Ottuplice della Rigenerazione. Gli arcani della Casa del Sacrificio sono una chiave per comprendere sia le dinamiche dell’universo sia lo schema nella Mente Divina in accordo al quale la natura umana è giunta ad esistere. Questa stessa chiave è perciò anche quella attraverso la quale le facoltà della psiche sono evocate nel loro vero e potente ordine, e la chiave attraverso la quale i poteri nascosti dell’universo possono essere compresi, realizzati e raggiunti. Sopra l’immagine della Casa del Sacrificio risplende il simbolo glorioso che allo stesso tempo la completa e la trascende: la Stella Ottuplice della Rigenerazione. Questa Ottuplice Stella, che venne impiegata fin dai tempi antichi per rappresentare la Vita Divina, è il segno della realizzazione e l’emblema della perenne aspirazione. In ultima analisi essa indica il definitivo atto di rigenerazione tramite il quale la Mente Divina chiama a sé, al suo essere eterno, nell’eterno Divenire che è sia l’essenza che l’atto della natura divina, ogni cosa che essa ha inviato nello spazio e nel tempo.
Questi grandi emblemi e i segni ausiliari della Tradizione Ogdoatica si possono ritrovare in maniera diffusa in momenti significativi dell’arte, dell’architettura, e anche della letteratura europea. Essi sono la firma visibile di una vitale Gnosi Ermetica, di un dinamico fermento esoterico, i cui iniziati furono alcuni tra i più profondi luminari responsabili della formazione del pensiero occidentale. Per mille anni i nostri confratelli della Stella Gloriosa hanno proclamato i misteri Ogdoatici attraverso il simbolo e la parola; eppure il non iniziato, non possedendone le chiavi, non vi ha percepito che un canone estetico o una corrente letteraria. Questa tradizione è in tal modo stata ripetutamente rivelata, e anche esposta al pubblico sguardo, eppure non è stata vista; i nostri Misteri sono stati proclamati, eppure rimangono inviolati.
Se noi rivolgiamo il nostro sguardo oltre la cultura occidentale, oltre la trama fittamente intrecciata del pensiero e della storia europea, possiamo rintracciare anche in altre culture simboli che si collegano alla Tradizione Ogdoatica e che, dal corretto utilizzo che ne fu fatto, rivelano la conoscenza e la comprensione dell’iniziato. Noi riconosciamo e rispettiamo le scuole di saggezza con cui questi simboli sono associati, e ne rispettiamo il loro peculiare utilizzo e interpretazione. Ma, sebbene possiamo sicuramente affermare che gli insegnamenti dell’Aurum Solis non escludono quelle interpretazioni, noi rispettiamo anche il loro abituale segreto e non cerchiamo, né forniamo, ulteriori informazioni o delucidazioni al riguardo.
Sappi comunque, O Teurgo, che nelle terre dell’Europa, - il luogo dove i Misteri Occidentali propriamente detti si sono sviluppati e sono fioriti - vi sono certi luoghi, in diversi paesi, dove i maestosi simboli della Tradizione Ogdoatica sono stati posti nel corso dei secoli passati, e tuttora lì rimangono: e questi luoghi sono da noi considerati come i siti più sacri della nostra tradizione, dove il potere che deriva dall’antichità si aggiunge alla profonda e immutata potenza magica che lì si incarnò per mezzo dei segni e della volontà di coloro che li crearono.
I misteri della Tradizione Ogdoatica furono dapprima trasmessi ad alcune corporazioni medievali, influenzandone profondamente i riti iniziatici e le pratiche. Questo portò a un vero fiorire dell’autentico simbolismo Ogdoatico nell’arte e nell’architettura: simboli duraturi che testimoniano con certezza l’intuizione mistica e le elevate aspirazioni dei membri di tali corporazioni. Gli iniziati della Stella Gloriosa della nostra epoca possono contemplare queste grandi opere Ogdoatiche in quadri e affreschi, su grandi edifici e delicatissime gemme, e affermare ‘Qui vi furono i miei confratelli.’
La Forma Quintuplice della Casa del Sacrificio venne impiegata anche, nella maniera più nobile e con il massimo significato mistico, nelle operazioni iniziatiche dei nostri confratelli medievali, i Cavalieri Templari. In tali riti essi evocavano e coordinavano con grande maestria le funzioni e le facoltà della psiche. Nobile era anche la loro usanza di portare, in rosso scarlatto sul bianco mantello, la Stella Ottuplice della Rigenerazione.
Con un intento segreto, allo scopo di creare un possente santuario al cui interno la Luce superna potesse concentrarsi sulla terra, Benedetto Gaetano, alto iniziato della Stella Gloriosa, decretò il posizionamento del nostro simbolo su pilastri, incarnazione di forza, a Roma. Da circa seicento anni quella cittadella mistica resiste, separata dal suo ambiente circostante: attraversata e vista da molti, ma percepita solo dall’iniziato e dal mistico. Infatti, solo coloro che possiedono la chiave dei Misteri possono accedervi in modo autentico.
Potente fu il mistico e segreto Ordine Ismailita dei Fedeli d’Amore, che, in Asia Minore, così come i Sufi e i Dervisci, perseguì all’interno del mondo islamico il sentiero dell’illuminazione interiore e della dedizione all’elevazione spirituale dell’umanità. Potente fu il suo potere Ogdoatico, potenti furono le sue operazioni planetarie.
Davvero potente fu anche la società Ogdoatica dei Fideli d’Amore, stabilita in Italia alla fine del dodicesimo secolo. Essa operò una riformulazione in chiave occidentale del simbolismo, della mistica e delle pratiche dell’ Ordine Ismailita dei Fedeli d’Amore, a cui si aggiunse ad arricchirla l’influsso dell’Ordine del Tempio. Fondamentale per molte generazioni nello sviluppo dei Fideli d’Amore fu la famiglia fiorentina dei Cavalcanti, contraddistinta dall’autonomia intellettuale e dalla passione per la filosofia. In aggiunta alle proprie vite e opere, i Cavalcanti diedero altro lustro all’intera Tradizione Misterica Occidentale grazie alle grandi menti che essi avvicinarono ai Fideli d’Amore e che iniziarono al suo interno. Di questi iniziati, due in particolare furono straordinari: Dante Alighieri, che il poeta Guido Cavalcanti introdusse ai Fideli d’Amore nel tredicesimo secolo, e Marsilio Ficino, il grande mistico e filosofo rinascimentale, che fu condotto all’iniziazione nel quindicesimo secolo da Giovanni Cavalcanti come le stesse parole di Ficino attestano.
Nella città di Firenze, nel quindicesimo secolo, la società Ogdoatica denominata Circolo di Careggi venne formata a partire dai membri dell’Accademia Platonica, sotto la guida ispirata del genio di Marsilio Ficino, studioso neoplatonico oltre che iniziato dei Fideli d’Amore. Breve, secondo un calcolo terreno, fu il suo splendore, ma immortale la sua gloria: nessuno può narrare la storia della costruzione dell’Europa senza parlare del risveglio che fu qui operato nella mente degli uomini e delle donne dell’epoca. L’opera del Circolo di Careggi, proprio all’inizio del Rinascimento, ebbe effetti che echeggiano tuttora nell’intero mondo occidentale. Studiosi, poeti e filosofi arrivarono in questo luogo da lontano, cercando l’iniziazione o perlomeno l’ispirazione che proveniva dal contatto con questo gruppo.
Reuchlin, l’innovatore Cabalista tedesco, ed Erasmo, l’umanista che portò lo spirito dell’erudizione rinascimentale alla sua natìa Olanda, furono alcuni di coloro che vennero profondamente influenzati dagli iniziati di Careggi. Fondato inizialmente grazie agli interessi filosofici ed occulti di Cosimo de’ Medici, il patrono di Ficino, questo Circolo fu successivamente sviluppato in maniera brillante dal nipote di Cosimo, Lorenzo il Magnifico, che ereditò da Cosimo il nome iniziatico di Pan. Ficino stesso, in qualità di adepto supremo del Circolo di Careggi, prese il nome di Saturnus. Giuliano de’ Medici, il fratello di Lorenzo, era Hippolytus. Pico della Mirandola, il brillante giovane cabalista, era Apollo. Angelo Poliziano, poeta in tre lingue, era Ercole. Michelangelo Buonarroti, pittore, scultore e poeta dell’immaginazione eroica, fu anch’egli un iniziato di questo alto consesso, l’ultimo prima della morte di Lorenzo e prima dell’assassinio di numerosi iniziati del cerchio interno, evento che segnò l’inizio di un periodo di selvaggia persecuzione da parte di fanatici religiosi e che portò al disperdersi della società.
Elevate e nobilissime furono, nel sedicesimo secolo, le opere Ogdoatiche dell’Ordine dell’Elmetto, il cui emblema simboleggiava il silenzio e l’invisibilità. I suoi iniziati impiegarono parole gloriose per descrivere un mondo di meraviglia e stupore in cui i misteri rivestivano un ruolo onorato. Attraverso i secoli, e anche adesso, gli scritti di questi iniziati hanno continuato a infiammare i cuori ed esaltare coloro che li ascoltano o li leggono, conducendo così i loro cuori ai Misteri, per cercarli e in verità trovarli.
Allo splendore della Stella Gloriosa salutiamo questi Ordini e i loro iniziati. E così salutiamo anche i loro successori, i confratelli della settecentesca Società della Ruota Fulgente, la Societas Rotae Fulgentis, che preservarono la tradizione per le generazioni future, gettando le fondamenta e conservando la base di amicizia su cui, e all’interno di cui, l’Aurum Solis venne poi a stabilirsi.
Questo non è che un breve resoconto del tuo lignaggio; che tu possa qui intravedere qualcosa del manifestarsi terreno della Alta Compagnia della Stella Gloriosa. Eppure, anche se fosse possibile elencare i nomi di tutti gli Ordini e gli Iniziati della Tradizione Ogdoatica, anche allora la Stella Gloriosa non apparirebbe nella sua pienezza.
(The Magical Philosophy Series, Denning & Phillips, Volume 1, pagine xxx-xxxv)